RENZI, CONTRATTO O PENSIERO UNICO?

29 dic, 2013

L’aveva detto subito dopo la sua nomina a segretario del PD: “ mi occuperò del problema numero uno, il lavoro”. Almeno in questo è stato di parola e, infatti, stando alle ultime indiscrezioni post natalizie, vanno delineandosi i punti cardine del suo “Piano per l’occupazione” e “Contratto Unico”. Fatta salva la carovana dei NeoRenziani dell’ultima ora e di Confindustria, questo piano per l’occupazione non piace a nessuno dei veri addetti ai lavori.  Lo stesso Ministro Giovannini, che ricordiamo a Marianna Madia deputata PD, con delega al Lavoro, (essere il titolare del Ministero del Lavoro), ha bocciato quanto proposto dal segretario del PD come cosa già vista.

E a dire il vero, almeno in quest’occasione come dare torto al Ministro?

L’attacco all’art. 18 è un classico che ritorna, come il Panettone a Natale! Da quando la sinistra (quella vera) è morta, tutti cercano di risolvere i problemi dell’occupazione abolendo i diritti che sottolinea la Carta Costituzionale e che i nostri genitori con lotte e sacrifici si sono conquistati nei decenni passati.

Lo diceva l’ex Ministro Elsa Fornero :” l’art. 18 non deve essere un totem ideologico”, lo ribadisce in forma più estesa il neo segretario Matteo Renzi : ”Il PD non è la CGIL” e “l’art.18 è un grande totem ideologico attorno al quale danzano i soliti addetti ai lavori che non si preoccupano dei problemi concreti e fanno solo discussioni ideologiche”.

Ogni trimestre ci sono 2,5 milioni di nuovi contratti di lavoro, di cui 1,6 milioni a tempo determinato. La parte restante sono contratti atipici (co.co.co, co.co.pro ecc…ecc…) che non rientrerebbero nel contratto unico Renziano. Trasformare un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato con libero licenziamento non sposta di un centimetro l’asticella delle nuove assunzioni.  È la solita “supercazzola” che serve a riempire le prime pagine dei giornali fa re, ma che di fatto fa restare in totale schiavitù il lavoratore, che in tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando si vede costretto a sottostare a qualsiasi forma di ricatto pur di garantire un sostentamento per se e per i propri cari.

A chi serve l’abolizione dell’art.18?

A nostro avviso, sono altri i problemi (e di certo non ideologici) che affliggono il mondo del lavoro nel nostro paese. La troppa burocrazia, i tempi della giustizia civile, la mancanza di un piano di riqualificazione nazionale che riguardi le infrastrutture oltre che l’approvvigionamento energetico, solo per citarne alcuni. Questi problemi, se affrontati seriamente, spazzerebbero via ogni scusa che questa  classe imprenditoriale vezza all’inciucio, alle mazzette, al “Do Ut des” tanto caro ai politici di vecchia e nuova generazione, usano per coprire la loro incapacità imprenditoriale.

Quando un paese attraversa momenti di crisi economica e sociale straordinari come quelli che stiamo attraversando, vanno aumentate le tutele nei confronti dei più deboli, di quelle fasce sociali che per prime e più duramente hanno subito il progressivo impoverimento del paese, non vanno di certo diminuite.

È un concetto semplice che serve per evitare l’aumento delle disuguaglianze sociali, cosa che nel nostro paese è già fin troppo evidente.

Speriamo che tra un “FARE, AMARE e COMUNICARE” il neo segretario del Partito Democratico Renzi si ricordi anche di “RAGIONARE” sui danni che una legge sbagliata può “PROVOCARE!”

Autore

Articoli Correlati

Lascia un commento